IPERICO

Con l’iperico preparatevi a leggere cose strabilianti

State per conoscere una pianta dalle 1000 virtù, l’iperico è un’erba che cresce intorno a noi e come spesso accade alle nostre carissime amiche erbe, viene ignorata.

Vaso contenente olio di iperico in preparazione

olio di iperico in preparazione

Lei è considerata l’ erba di  san Giovanni per eccellenza, porta il sole nel nostro quotidiani illuminando le cose poco chiare, ed è usanza raccoglierla nel periodo del solstizio d’estate come erba di protezione.

È abbastanza semplice da riconoscere, è una pianta a fusto eretto, legnoso e ramificato, e una volta secca diventa tutta color rosso mattone. Le foglie sono piccine e picchiettate di minuscole ghiandole trasparenti che in controluce assomigliano a forellini e gli conferiscono l’appellativo di “perforato”, Hypericum perforatum.

Nel mese di giugno fa dei fiori di colore giallo intenso, bellissimi, attraenti, riuniti in gruppo e se  li stropicciate noterete con stupore che colorano la pelle di rosso, è il segreto che essa racchiude: le sue sommità fiorite sono ricche di flavonoidi , come l´ipericina, la rutina, la quercetina e l´iperoside, sostanze a spiccata azione antidepressiva e sedativa.

L’ipericina, in particolare, inibisce due enzimi responsabili della disattivazione di vari mediatori del sistema nervoso centrale (serotonina, dopamina, noradrenalina) e aumenta la secrezione notturna di melatonina, aiutando contro l’insonnia. Oltre ad avere la capacità di stimolare la produzione di melanina, favorisce la rigenerazione di vitamina D.

Tutta la pianta emana un odore gradevole. È molto comune nei terreni asciutti, lungo i margini delle strade, ai bordi di campi e nelle radure, cresce fino a 1600 m d’altitudine, e mai nello stesso posto. Lei è nomade, e va dove c’è bisogno di lei. Prestatevi attenzione a questa cosa, ne rimarrete piacevolmente colpiti.

Considerata da sempre un’erba sacra è detta “scaccia diavoli” per ricordare l’erba che san Giovanni ha usato nella sua battaglia per allontanare il male. I puntini neri sui suoi fiori e sulle sue foglie, rappresentano i buchi lasciati dai dardi scoccati dal demon, così racconta la tradizione popolare che raccomanda di raccoglierne a mazzi per scacciare le negatività. E, quale male può esser peggiore delle nostre paure? L’iperico è un energia solare che dissolve le tenebre, essa và dove è necessaria la sua presenza e  bonifica il luogo dove si insedia. Essa fa ciò sia in noi che attorno a noi.

Ci è stato tramandato il rito di portare una piantina di iperico insieme alla ruta, l’artemisia e l’aglio nelle nostre case in segno di protezione e di benevolenza verso Madre Natura che si prende cura di noi, ci sostiene, ci nutre e ci veglia.

Per Ippocrate e Dioscoride, antichi medici greci, il suo nome significherebbe “al di sopra del mondo degli Inferi”, hyper-eikon pianta che cresce sulle vecchie statue, e qui per statue si intendono le antiche credenze, quelle modalità che frenano o immobilizzano il nostro stare, chi vuole intendere, intenda.

Sembra che addirittura i Templari utilizzassero questa pianta, non solo come cicatrizzante per ferite e ustioni, ma anche per migliorare l’umore di quei cavalieri che, dopo le battaglie, erano costretti a passare lunghi periodi fermi a letto. Vi avevo avvisati che vi sareste trovati dinnanzi ad una pianta speciale.

I fiori di iperico da freschi sono gialli e seccando assumono una colorazione rossastra, rugginosa. Lo stesso accade per l’estrazione in olio. L’ olio di iperico , altrimenti detto oliolito, è il rimedio casalingo per eccellenza, difatti è detto “l’olio della casalinga” perchè prezioso da tenere in casa a portata di mano, utile in caso di ustioni, antisettico e cicatrizzante. Adoro questo olio, per le sue qualità strabilianti e per il suo splendido colore rosso rubino. Scherzando lo chiamo sangue di drago, ma se andiamo a leggere ciò che le donne che un tempo custodivano la conoscenza popolare hanno tramandato a suo proposito, scopriremo che trattasi di un rimedio molto, molto speciale!

Diversi disturbi si risolvono usando questo oleolito, come luce che si manifesta in terra ci porta armonia e energia.  Ci viene in aiuto in caso di eritemi e scottature , per lenire i disturbi legati al fuoco di san Antonio, in caso di dolori reumatici o articolari. Porta calore alla schiene sciogliendo eventuali dolori muscolari, perché scalda riequilibrando le tensioni. Ricordiamoci però, che  trattandosi di una pianta fotosensibile e foto stimolante, ne viene sconsigliato l’utilizzo quando ci esponiamo al sole.

Fare l’ olio di iperico è molto semplice: qui trovate la ricetta.

Non si tratta di una pianta da mettere nel piatto, anche se qualche fiore potete aggiungerlo alle vostre misticanze e se volete potete utilizzare l’intera pianta fresca o secca per fare tisane rilassanti che porteranno chiarezza nel vostro quotidiano. L’uso che mi sento di consigliare è quello di prepararvi l’oliolito da tenere sempre a portata di mano e da utilizzare al bisogno. Sulla pelle è fantastico, e noi mangiamo attraverso la pelle senza passare dal sistema digestivo, è a rapido assorbimento, fa bene all’umore e a tutto quello che avete letto,e molto altro ancora. Son certa che mi ringrazierete.

AVVERTENZE: sottolineo e sottoscrivo le doti meravigliose di questa pianta, però è molto importante tenere presenti alcune contro indicazioni che sono state evidenziate dalla moderna medicina.  Essa diminuisce l’effetto anticoagulante del Warfarin e può abbassare i livelli ematici della Ciclosporina, usata contro il rischio di rigetto da trapianti; riduce l’effetto dei contraccettivi orali; potenzia gli effetti degli antidepressivi di sintesi; ed è necessario sospenderne l’assunzione cinque giorni prima di ogni intervento chirurgico. Non si deve assumere in gravidanza e allattamento. Detto ciò, ognuno tragga le proprie conclusioni e prenda le giuste decisioni. Ognuno di noi ha il potere di scegliere ciò che è meglio per sé.

Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia!!” Così diceva la mia nonna Tecla, mia maestra d’erbe e di Vita. 

Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

Articolo scritto per Rock&Food 

 

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