PIANTAGGINE

La piantaggine è una pianta assai modesta e molto presente intorno a noi.

La piantaggine è alta 20/30 centimetri, è tutta verde, dal profumo impercettibile, ha fiori che passano praticamente inosservati con spighe alte, cariche di semi, che danzano al cantare del vento e della dolce brezza. Cresce praticamente ovunque, prati, colline e perfino nelle fessure presenti sui marciapiedi. Ama crescere vicino a noi e in particolar modo lungo i sentieri calpestati. A volte, penso lei ci osservi silente.

pianta di piantaggine

Pianta di piantaggine major molto cresciuta

Il nome “piantaggine” deriva dal termine latino Planta perche la si può calpestare e lei non fa una piega. Detta “umile pianta del cammino” perché, un tempo, i viandanti la applicavano a mo di suoletta o di cerotto sulla cute dei piedi lesionati dal camminare. Le sue foglie venivano impiegate come impacco da porre a contatto con le ferite, per bloccare il sanguinamento e favorire la guarigione e la cicatrizzazione. Utile rimedio lenitivo anche per le punture di insetti.

Alberto Magno la considerava un formidabile antidoto contro il veleno di scorpioni e serpenti.

Personalmente è la prima pianta che raccolgo quando vado in passeggiata, non si sa mai, un becco di vespa, o di qualsiasi altro insetto potrebbe guastarmi la scampagnata, e invece l’amica piantaggine, nel caso io venissi morsa, corre in mio aiuto. Uso i miei denti come fossero un mortaio da viaggio, e grazie agli enzimi della saliva ottengo una poltiglia da applicare sulla parte lesa, e in men che non si dica, inizia il medicamento. Assorbe il veleno e previene infezioni e cicatrici. Veramente portentosa.

Esistono oltre sedici varietà di piantaggine. Le più comuni sono la lanceolata, detta anche Lingua di cane, che pare una lancia che svetta verso il cielo, molto maschile; nella foto potete vedere una gigantesca Major che porta foglie larghe e tondeggianti, disposte a rosetta come un piatto che accoglie l’energia del cielo e della terra, acquosa, adatta per chi voglia compensare le proprie carenze femminee; poi ce n’è un tipo pelosa che cresce sui monti e la stellata che pare proprio una stella; e in erboristeria è molto richiesto lo Psillio per via delle sue mucillagini che aiutano ad andar di corpo con facilità.

Quando lavoravo in erboristeria lo psillium era uno dei prodotti più venduti, troppe persone hanno problemi con la cacca, purtroppo.  Un giorno affronteremo anche questo argomento, ora torniamo alla nostra splendida piantaggine che vi consiglio di osservare in ogni sua forma, emana leggerezza, equilibrio, apertura, abbondanza, spensieratezza, sicurezza. Semplice e potente. Bellissima.

La si identifica agevolmente per le nervature molto evidenti, delle foglie.  Libereso amava spezzare la foglia di Piantaggine per tirarvi fuori un esile, ma resistente, filo da queste nervature. Fatto ciò, ci raccontava che un tempo vi erano donne capaci di cucire con quel filo. Son state fatte cose eccezionali in passato, purtroppo la memoria in gran parte è andata perduta. Quelle cinque nervature, idealmente, rappresentano la capacità della pianta di far circolare l’energia lungo strade ben segnate. La pianta ha le foglie riunite in una rosetta basale aderente al terreno, e al centro ha un’infiorescenza a spiga dalla quale sporgono numerosi piccoli fiori dai lunghi stami, che gli donano un aspetto piumoso. Da bimba li utilizzavo per fare dei graziosi cestini, ciò mi divertiva assai. I semi sono prodotti in grande numero, ottimi per fare i biscotti. Golosissimi.

Vegeta molto bene nei luoghi umidi, ma si adatta altrettanto bene nei terreni siccitosi, è diffusa ovunque, la si può trovare in tutte le stagioni, e ha una grande capacità di rigenerarsi e crescere.

È una delle piante medicinali più potenti che la Natura ci abbia mai regalato. Possiede un potenziale nutritivo straordinario che potrebbe aiutare le persone in situazioni difficili. Son felice di scrivere di lei perché la conosciamo in pochi, sarebbe da ringraziare ogni volta che la si incontra per le sue straordinarie qualità.

Plinio la definiva “erba magica” per le sue molteplici proprietà curative. Ha la capacità di bloccare le emorragie e di favorire la guarigione delle ferite per via delle mucillagini che sono presenti nelle sue foglie. Utilissima in caso di lesioni cutanee, piaghe, ferite, abrasioni, screpolature, morsi di insetti. Utilizzata per la preparazione di sciroppi per calmare la tosse e per sciogliere il catarro.

È considerata una pianta sicura e priva di controindicazioni, adatta anche ai bambini.

Viene utilizzata aanche in campo omeopatico.

La possiamo raccogliere tutto l’anno ed utilizzarla sia in cucina che come rimedio naturale.

Una curiosità: le sue foglie giovani e centrali hanno un sentore di fungo porcino. Vi consiglio di non cuocerla per estrarre questo sapore, se proprio avete voglia di sapor di bosco, acquistate una confezione di funghi secchi, la piantaggine, una volta cotta, assume un colore grigiastro terrificante e avremo perduto tutte le sue meravigliose qualità. Provate ad aggiungere le sue foglie più giovani nelle vostre insalate, scoprirete una nota inconsueta.

Se volete potrete anche utilizzarla insieme ad altre erbe commestibili per preparare il ripieno di torte salate, fagottini, ravioli, farinate e frittate. Oppure tritata e unita alla farina utilizzatela per rendere più colorata e saporita la vostra pasta fresca o il pane.

Personalmente, data la sua ricchezza di silicico,  zinco e potassio, la utilizzo per fare un gomasio remineralizzante con l’aggiunta di ortica ed equiseto, per la ricetta visitate il mio sito.

Voglio donarvi una mia ricetta affinché cominciate a nutrirvi di questa pianta meravigliosa:

Insalatina di lenticchie: è un piatto ricco. Prendete il vostro cestino e andate nei campi a cercare la vostra piantaggine. Raccogliete delle giovani foglioline interne, e una volta giunti a casa, lavatele e tagliatele a listarelle. Poi aggiungetele a un bel piatto di lenticchie cotte, condite con olio evo e sale di Mothia,  un cucchiaino di  tamari, un cucchiaino di senape in grani pestati al mortaio, due cucchiaini di aceto di mele, uno zester di limone o di arancia, uno spicchio di aglio tritato, un cucchiaio di foglie di achillea se l’avete incontrata durante la vostra passeggiata. Mescolare con cura e servire come antipasto con germogli e fiori di acetosa o di rosa. Golosissima, nutriente e saziante.

Conviene imparare a riconoscere questa pianta spontanea,  merita di essere riscoperta. :-)

Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia!!” Così diceva la mia nonna Tecla, mia maestra d’erbe e di Vita. 

Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

Articolo scritto per   Rock&Food

3 commenti:

  1. mi ricordo parecchi anni fa avevo partecipato al “prato in tavola” e ci avevi parlato tanto della piantagine , grazie per i tuoi insegnamenti

  2. Molto interessante. Adoro le piante e loro amano me.

  3. Grazie per ricordarci delle piante del territorio, che ci curano chissà da quando … e il tuo modo di esprimerle a me le fa rimanere in testa Grazie!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *