CAROTA SELVATICA

La carota selvatica è una vera sorpresa.

La carota selvatica in questo periodo, andando per campi, è facile incontrarla.

E’ facile da notare, fate caso a piante alte dai fiori scuri e rinsecchiti, arricciati verso l’interno come chiusi a bocca stretta, impettiti su fusti eretti e scuri che svettano e si fanno notare assai in mezzo a campi brulli e ora rinverditi dalle prime pioggie autunnali, trattasi dei fiori ormai sfioriti da tempo, andati a frutto e poi spogliati della Daucus carota, la carota selvatica.

La vecchia infiorescenza stringe a pugno i molteplici semi

È interessante il fatto che a mio avviso i fiori andati a frutto, ricci e gonfi, un tempo ricchi di semi paiano come bocche chiuse, visto che gli antichi greci la chiamavano “Stafilinos” per indicare che serviva per le infezioni orofaringee. Le brattee distese durante la fioritura, si piegano a palla al momento della fruttificazione e rendono la pianta molto evidente, seccandosi, i semi cadono e restano le brattee chiuse e scarne.  Le persone sussultano sempre quando spiego loro che si tratta dei fiori della carota selvatica, ai loro occhi è solo un’erbaccia qualunque, ma non esistono le erbacce qualunque.

È pianta comunissima,dal mare alla montagna in tutti i terreni specialmente con terra grossa e argillosa nelle zone aperte e soleggiate è facile scovarla, inoltre ha un portamento simile alla «sorella» coltivata.

Un campo pieno di daucus rinsecchita

Se la volete conoscere l’antenata della carota commestibile, cercatela negli incolti, nei prati, lungo le strade, negli ambienti aridi. La carota, dal greco Daucus “Karotón”, può raggiungere un’altezza ragguardevole, anche 80 centimetri. Seppur ispida, quando è in fiore, pare un bellissimo centrino ricamato dalle piccole fate dei fiori tanto è delicata e bella nel suo splendore bianco che a volte tende al rosa. E’ facile confondere la velenosa cicuta (Conium maculatum) con la carota selvatica e con l’angelica. Tre Apiacee o Ombrellifere. Occorre sapere che la cicuta emana un forte odore di pipì di gatto.

Sappiate che la cicuta fiorisce già ad aprile, la carota inizia a giugno e l’angelica a luglio, ciò potrebbe tornarci utile nel caso voleste azzardare un riconoscimento, ma in questo caso, è indispensabile avere la certezza assoluta di quanto si sta raccogliendo, con le ombrellifere  consultare un manuale non è sufficiente, occorre assolutissimamente  affidarsi  a qualcuno più esperto di noi. Con le spontanee, nell’incertezza è sempre meglio soprassedere.

Meraviglioso centrino della carota selvatica in fiore

Comunque, nel caso delle ombrellifere, ( Aneto, Angelica, Anice verde,  Cerfoglio, Coriandolo, Cumino, Finocchi -marino e selvatico- Imperatoria, Levistico, ombrellino pugliese) occorre sempre controllare che il gambo non sia maculato, ovvio segnale di avvisaglie dello starne lontani perché trattasi di cicuta o cicutina, e se stiamo cercando la Daucus, accertarsi che nel centro della corolla bianca del fiore ci sia una macchia porpora-nerastra che rappresenta il segno evidente che trattasi di carota. Inoltre, tutta la pianta, emana un delicato odore di carota,e la radice più che mai.

Grazie alla molteplicità di semi che la carota selvatica è in grado di produrre, è considerata una pianta infestante. La sua  radice è lunga e a fittone di colore bianco-giallastro, molto piccola se confrontata con quella coltivata. Un tempo veniva utilizzata come cibo, perché è commestibile anche se legnosetta.

Pianta ricca di olio essenziale, pectina, flavonidi, sostanze minerali, carotene e vitamine B1; B2, C. L’infuso dei semi stimola la digestione, dona sollievo nelle affezioni delle vie urinarie e per l’alto contenuto in oli essenziali è considerato un vermifugo. Inoltre è un’ erba aromatica indicata in caso di calcoli urinari, cistite, gotta, edemi, nella digestione con flautolenza e nei problemi mestruali.

Possiede proprietà emollienti e protettive cutanee. Lenisce le scottature agendo come bio-attivante cutaneo, vero e proprio rimedio antinvecchiamento, stimola l’abbronzatura e cura le impurità della pelle, acne, foruncoli, geloni, ascessi. Dona colore, luminosità, morbidezza e freschezza alla pelle.

Apprezzata da sempre per il suo delicato profumo di iris che viene impiegato in profumeria e nelle creme antirughe miscelato e combinato con altri oli di origine vegetale. Con i semi maturi di carota, uniti ad un buon olio e cera d’api preparo una crema che è un vero portento in caso di rughe, pelle secca o screpolata.

E’ stato riportato che contiene un composto anticoagulante, il ferulenolo, che non presente nella coltivata.

La ricchezza espressa nei suoi molteplici frutti

Diverse sono le leggende che riguardano questa pianta: si riteneva che un fiore di carota, raccolto nelle notti di luna piena, servisse a curare l’epilessia, oppure che aiutasse il concepimento, atta a curare l’impotenza maschile e considerata afrodisiaca. In Inghilterra, un tempo si instaurò fra le dame la moda di adornarsi i capelli con rami fioriti di carota selvatica, probabilmente chiaro segno di disponibilità..

La pianta non ha usi particolari alimentari, si possano usare le foglie tenere aggiunte in misticanza e i semi macinati assieme a un po’ di sale grosso, utilizzati per condire vivande varie. Dai semi si estrae un olio, utilizzato nella fabbricazione di liquori e nella preparazione di composti aromatici. In aromaterapia l’olio essenziale di carota viene indicato per il trattamento e la rimozione delle rigidità emozionali che interessano il plesso solare e il cuore. Il centro del fiore viene usato dai miniaturisti come colore.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante i fiori della carota selvatica simboleggiano la felicità e sono considerati un simbolo di festa. Secoli fa, venivano utilizzati per abbellire gli ambienti in occasione dei matrimoni.

Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia!!” Così diceva la mia nonna Tecla, mia maestra d’erbe e di Vita.

Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

Articolo scritto per Rock&Food .

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