STRIGOLI

Li chiamano Strigoli, silene o scoppiettini.

Gli strigoli rappresentano un’erba selvatica è molto ricercata, e non è subito semplice da trovare, occorre affinare la vista e, una volta riconosciuta, lei richiamerà sempre la nostra attenzione.

La si scorge in mezzo alle altre erbette grazie al suo colore tipicamente glauco, ciuffetti di foglioline raccolte a mazzetto che tendono al verde-blu. Io ne conosco due varietà: una vellutata, carnosa e morbida; e una dai fusti asciutti, glabri, foglie affusolate e lisce, croccanti, o meglio, scoppiettanti. Le foglie stridono per sfregamento, i fiori sono bianchi e gonfi come un palloncino e,  se vengono chiusi con la mano destra, e schiacciati sulla mano sinistra, scoppiano, suscitando ilarità sul volto dei presenti.  I bimbi si divertono un sacco ogni volta che si provoca il buffo scoppiettio. I nomi che le sono stati affibbiati ci dicono che questo gioco è di vecchia data: stridolo o strigolo, schioppettini, carletti, erba del cucco, sonaglini o bubbolini.

Come sempre la ricerca della provenienza del nome delle piante ci porta lontano. In questo caso, potrebbe derivare da Selene, bella dea lunare, ma, si narra, che il dio Bacco avesse un compagno di nome Sileno, padre dei satiri, mezzo uomo e mezzo cavallo, noto per le sue abbuffate, con una pancia rotonda simile al fiore della silene, et voilà, il nome è tratto. Certo è che  il tramando è davvero una grande meraviglia. Il nome strigoli, rappresenta anche un formato di pasta di grano duro. Addio poesia..

La pianta degli strigoli

Ma, veniamo a noi. Sappiamo che questa erba spontanea è commestibile, e prospera in tutta Italia. Se passeggiando la incontrate, vi consiglio di tenere a mente dove cresce, sappiate che  la spiccatura non rovina la pianta che rigermoglia con facilità e in continuazione. Come sempre vi faccio preghiera di non estirparla, abbiatene cura. Poiché non ama il ristagno d’acqua, la potete trovare su prati e incolti in pendenza, sui margini di strade poco trafficate, su scarpate o vigneti.

Gli stridoli crescono bene in pieno sole e si possono raccogliere soprattutto su terreni calcarei poco fertili e non eccessivamente inerbiti.  Inoltre, tanto più è umido il terreno, tanto più le cimette saranno turgide e delicate per sapore. Spesso la si trova riunita in colonie molto numerose, e quando il clima non è eccessivamente rigido è disponibile anche in inverno.  Che meraviglia, non stupisce scoprire che gli strigoli sono un’erba commestibile conosciuta fin dai tempi antichi per il buon sapore dolce e delicato delle sue giovani foglie, sapore che ricorda i piselli.

Fioritura di silene

In aprile si raccolgono i teneri germogli che sono, oltre che saporiti,  vitaminizzanti, diuretici ed emollienti. Crescendo, le foglie diventano amarognole e anche un po’ coriacee. Gli strigoli sono famosi come ripieno per i cassoni romagnoli, o per condire un risotto, ma si possono mangiare crudi in insalata, mescolati con altre erbe, spontanee e non, o sbollentati come ripieno di piadine, calzoni, torte salate, ravioli o come accompagnamento di pasta, minestre, riso, o con le uova, in frittata o strapazzate.

La Silene in Abissinia viene considerata tenifugo, mentre in Spagna è considerata una vera e propria verdura più che un’erba spontanea,  in Grecia e a Cipro viene consumata cruda nelle insalate verdi o saltata con un buon olio evo. Nel Chienti si prepara uno speciale strudel che si consuma il giorno dell’Ascensione.

E’ considerata tra le migliori erbe commestibili, e vi consiglio di utilizzarla solo prima della fioritura. Potrete consumarla sia cruda, sia cotta, proprio come fareste con gli spinaci. Interessante sapere che è molto ricca di Vit C, carboidrati, sali minerali, mucillagini e antiossidanti, più che gli spinaci. Sapore dolce e delicato, tanto che potete usarla in qualsiasi ricetta in sostituzione degli spinaci o delle verdure dal sapore più dolce.

Ho letto che è stata una delle 27 erbe che facevano parte della zuppa di verdure detta “povera Minestrella”, antico ricco-pasto giornaliero dei poveri, in cui intingevano un pezzo di focaccia al granturco.

Questa erba commestibile è molto ricercata per la preparazione di un sugo speciale, eccovi qui la ricetta:  Tagliatelle al sugo di strigoli – preparate un trito con cipolla, sedano e carota. Fate rosolare leggermente e levate dal fuoco. Lavate un pugno generoso di strigoli che avrete raccolto freschi, e tritateli grossolanamente. Unite le vostre erbette al trito rosolato e rimettendolo sul fuoco fatelo appassire delicatamente. Aggiungete un vasetto di conserva di pomodoro o qualche pomodoro fresco tagliato a cubetti. Fate cuocere a fuoco lento per 20’ circa e, a fine cottura, salate e pepate a piacere. A parte, mettete a bollire l’acqua per cuocere le tagliatelle che, una volta cotte, andranno versate un po’ gocciolanti nel sugo caldo. Se volete potete aggiungere un giro di olio evo a crudo e mescolare per amalgamare bene. Scoprirete il gusto di un sugo goloso e scopiettante che porta in sé tutto il sapore di Madre Terra.

Un ultima curiosità: alcuni lepidotteri si nutrono delle Silene in modo esclusivo, quindi possiamo ritenere questa pianta un’erba di trasformazione, di transizione, un’erba che aiuta i passaggi.

Bene, siam giunti alla fine. Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia, così diceva la mia amata nonna Tecla, mia maestra d’erbe e di Vita.

Un abbraccio dall’Erbana

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