SAMBUCO

Il sambuco, ma quanto è prezioso ?!

Il sambuco è una pianta meravigliosa che tutti dovremmo conoscere e amare per le sue molteplici qualità.

Quando il sambuco fiorisce è quasi istintivo riconoscerlo e giorne, eppure ogni volta che si parla di lui, qualcuno salta su dicendo che però bisogna stare attenti a non confondersi.. e tutte le volte io mi stupisco, come si fa a confondere il sambuco con l’ebbio?

bellissima infiorescenza di sambuco

Fiori di sambuco

Provo a spiegarvi come vedo io le due piante. Il Sambuco può essere un piccolo arbusto o un albero che può raggiungere anche dimensioni molto grandi, forte, legnoso ma flessibile, molto ramificato già alla base. Lo caratterizza il colore della sua corteccia, grigio-bruna picchiettata da tante piccole lentiggini rialzate.

L’Ebbio è una pianta erbacea con fusto centrale verde e dritto, slanciato verso l’alto, non molto alta, non è ramificata e si capisce benissimo che non è un alberello! L’ebbio cresce sempre in grandissima compagnia, mi capita di vederne spesso ampie distese, tanti ebbi sull’attenti con le loro foglie appuntite..

Durante la fioritura il Sambuco sviluppa grossi ombrelli bianchi che contengono tante diverse infiorescenze raggruppate insieme, ombrelli disseminati in tanti punti della pianta in maniera casuale, ma ordinata, una fioritura sorprendentemente intensa e generosissima, pare la rappresentazione della ricchezza tanto son fitti questi fiori dal bellissimo colore bianco, e secondo me è un piacere stare a guardarlo e godere del suo profumo soave e rassicurante.

L’ebbio invece ha solo una o al max 3 infiorescenze rivolte al cielo  nella parte superiore della pianta, puzzetta un po’, e spesso i suoi fiori lattiginosi all’ interno hanno dei dettagli violetti. Guardandolo si capisce che è tossico,prestate attenzione, è praticamente impossibile sbagliarsi!!

Penso che il Sambuco sia una pianta meravigliosa, e quando è in fiore è più facile essere sicuri del fatto che trattasi proprio di un sambuco, e allora organizzatevi per una raccolta copiosa, questo albero è molto generoso e ci può donare tanto bene, ma occorre trattarlo con gentilezza e rispetto.

Quando incontro  gli incantevoli alberi di sambuco carichi di “padelle” composte da una miriade di piccoli fiori stellati profumatissimi,  il mio cuore si riempie di gioia. Questa pianta fiorisce da aprile a giugno e durante la sua fioritura potete notarla facilmente perché quando i sambuchi decidono di fiorire, le rive e i boschi si riempiono di meravigliose macchie bianche. Quando ho l’onore di incontrarne un’esemplare, la  sua presenza mi rasserena.

Non stupitevi delle mie parole, quando passi buona parte della tua vita in compagnia del mondo vegetale diviene “normale” dar retta alle sensazione che ogni “creatura” suscita nel tuo animo.  Gli antichi celti onoravano il sambuco come albero della guarigione usandolo nei riti per guarire i malati, era simbolo di rinascita e rinnovamento. La trovo una pianta fenomenale, i suoi fiori son quasi magici per la loro bellezza e per il profumo che inebria l’aria.

Oggi voglio raccontarvi come mi lascio aiutare  da questa meravigliosa pianta. Utilizzo i suoi fiori per fare un profumatissimo sciroppo, dopo di che diverranno l’ingrediente principe della schiaccia dell’Erbana, e se ho avuto la fortuna di trovare una fioritura cospicua essiccherò qualche corolla da conservare, per poi utilizzarla come infuso antinfluenzale invernale, o per farcire golosissime crostate pere e sambuco o per rifare schiaccia e sciroppo se durante l’anno avrò desiderio di ripranzare in compagnia di questa meravigliosa pianta. Bene, mettiamoci all’opera!

Cercate un bell’albero carico di fiori e raccoglietene senza lasciar nuda la pianta. Giunti a casa col vostro bottino di candidi fiori bianchi, immergete 12 infiorescenze in  1 litro d’acqua, possibilmente di sorgente, con 1 limone bio a pezzi, e fate macerare per 24 ore. Filtrate, pesate il succo e unitelo allo zucchero (1: ½). Poi mettetelo sul fuoco e portate a bollore, lasciando sobbollire finchè non comincia ad addensare. Lo sciroppo è pronto da invasare. Conservatelo tra le conserve più preziose. Si conserva a lungo, bevetelo diluito. Servite in belle caraffe accompagnato da fresche foglioline di menta o di erba di san Pietro.

Bevanda tipica del nord Europa, rimineralizzante, disseta. I fiori filtrati non andranno buttati, scartate i limoni, e utilizzate i fiori per impastare una bella schiaccia ai fiori di sambuco. Il polline del sambuco ha proprietà fermentative, quindi per impastarla occorre poco lievito.

Vi avverto, una volta assaggiato il sambuco non se ne potrà più fare a meno, è una pianta che incanta!

CURIOSITA’ – Tutte le parti della pianta sono fortemente velenose per la presenza di cianuro, fanno eccezione i fiori, usati per preparare sciroppi, frittelle o pani aromatizzati (Marradi è famosa per le sue schiacce) e le bacche mature, raccolte in autunno, dal sapore aspro e intenso che vengono utilizzate per fare conserve unite alla mela, o per aromatizzare liquori.

Al sambuco gli si attribuiscono poteri magici  capaci di proteggere dall’oscurità, ecco perché nell’antichità questo albero era sempre presente nei siti rurali o nei monasteri. Albero sacro da sempre, al quale vengono attribuiti gli epiteti  più altisonanti:  “Nostra Signora” o “Madre Sambuco” tra i celti, e “Albero di Holle” tra i germani.  Quest’ultimo nome richiamava la leggenda nordica secondo cui una magnifica fanciulla dai capelli color dell’oro abitasse l’albero di sambuco. Ella amava questo albero soprattutto se cresceva vicino a sorgenti e fiumi, cascatelle e ruscelletti, in cui poteva bagnarsi come una ninfa dei boschi. La misteriosa fanciulla non era altri che Holda, la Regina delle Fate e Dea nordica, la quale poteva apparire in queste vesti affascinanti, ma poteva anche mostrarsi nella guisa di una strega terribile, la splendente e luminosa Madre, ma anche Signora del regno sotterraneo. Naturalmente era vietato sradicare o tagliare la pianta, e bruciare la stessa avrebbe recato una grave offesa alla Dea che si sarebbe sì vendicata..

In Austria veniva chiamato “Farmacia degli Dei” e la tradizione contadina imponeva di inchinarsi 7 volte al cospetto di una pianta di sambuco in riconoscimento delle potenti virtù di cui può farci dono: fiori (depuranti), frutti (per raffreddori), foglie (per impacchi per la pelle), corteccia (intestino), radici (gotta), resina (lussazioni) e germogli (nevralgie), inoltre dal soffice legno dei giovani rami svuotati del midollo si ottenevano fischietti o flauti ai quali si attribuivano poteri magici capaci di proteggere da sortilegi e magie. Difatto il suo nome deriva dalla parola greca sambuché che sta ad indicare uno strumento musicale.

Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia!!” Così diceva la mia nonna Tecla, mia maestra d’erbe e di Vita.  Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

Articolo scritto per Rock&Food

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